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martedì 28 agosto 2012

Rea è reo di essere lento?

Rea nei box ai test di Brnò
(Credit crash.net)
Colgo come spunto di riflessione una piccola "discussione" nata su twitter tra Federico Aliverti, (vide direttore di Motociclismo) e alcuni appassionati che lo seguono.

Aliverti lancia la sua "provocazione": 

Per ora a Brno Rea su HRC è 5 sec(abbondanti) più lento di DP e 2 sec(scarsi) più lento di Capirex, che x gioco ha provato Honda di Bradl...

Questo era solo il calcio d'inizio, poi va avanti citando l'esempio di Simoncelli a Imola sulla Aprilia RSV4 gemella di quella di Biaggi, oltre a continuare a sottolineare, minuto dopo minuto, l'inadeguatezza del pilota inglese che viene dalla Superbike.

Io sinceramente non ci vedo nulla di strano nelle scarse prestazioni di Rea: a certi livelli ci professionismo sportivo è ovvio che ci sia una forte componente di "abitudine" al mezzo, penso che come vice direttore di Motociclismo Aliverti sappia molto meglio di noi comuni appassionati che una MotoGP e una Superbike hanno poco a che spartire, oltre ad essere simili visto che hanno entrambe due ruote, la carena e i semi manubri.

E' stato proprio un suo collega giornalista, Guido Meda che, in un appassionato e piacevolissimo articolo, ci ha ricordato che noi non possiamo criticare o giudicare i piloti della MotoGP, perché guidano mezzi così tecnologicamente e tecnicamente avanzati e complessi da renderli totalmente alieni rispetto alle moto che noi guidiamo tutti i giorni, e cosa sono alla fine dei conti le Superbike? Moto derivate da quelle che guidiamo tutti i giorni, molto più potenti, molto più complesse dal punto di vista elettronico, con gomme qualitativamente raffinate, ma pur sempre delle derivazioni dirette di quello che le case mettono in vendita.

Ecco quindi che se prendiamo in esame il fatto che Rea ha corso due manche del Mondiale Superbike, ha preso un aereo e poco più di 12 ore dopo era in sella ad uno di quei mostri, che come ci insegna Guido Meda, sono così alieni che noi non possiamo nemmeno immaginarlo, se ci aggiungiamo la "pressione psicologica" imposta da tutti quegli sguardi pronti a cogliere in fallo e sbeffeggiare il "pilota del campionato degli scarsi", ne esce un quadretto in cui il povero Johnny si ritrova su una moto complicatissima, con gomme diametralmente opposte a quelle a cui è abituato sulla sua CBR1000, con tanta di quell'elettronica che manco sa da dove cominciare, e il giornalista di turno che dalla sala stampa guarda i tempi e lo deride, citando poi Simoncelli a Imola, ma dimenticano Bayliss a Valencia, fresco di vittoria del Mondiale Superbike, sale in sella alla Desmo16 e vince dando un distacco valentiniano a tutti.

Di piloti che su una MotoGP non fanno gran belle figure ce ne sono parecchi, e spesso il motivo è che non fanno parte del Campionato: che sono dei sostituti e nulla più. Questo dovrebbe farci pensare al fatto che queste MotoGP, nella loro estrema difficoltà ingegneristica, hanno bisogno di piloti non solo di un certo livello, ma che anche partecipino allo sviluppo tecnico della moto per poterne capire le dinamiche e le reazioni poi in pista. Sono pochi i talenti in grado di arrivare, piazzare tempi mostruosi e andarsene. Nemmeno i campioni più o meno apprezzati di oggi, all'inizio della loro esperienza in MotoGP erano veloci o irreprensibili, vedi Lorenzo e Stoner, i loro "primo anno in sella ad una GP" erano più i "primo anno nell'erba dei circuiti della GP", ci sarà pure un motivo no?

Certi paragoni sono proprio inutili, non sarebbe meglio lasciare i piloti che facciano il loro lavoro e tenersi per se certe considerazioni e "analisi" del tutto superflue e insignificanti?

Oppure fa tutto parte di quella tendenza a sottolineare la superiorità della MotoGP sulla Superbike?

Perché sarebbe utile per qualcuno sottolinearla?

Non possiamo semplicemente guardare un campionato o entrambi, senza per forza star lì a volerli mettere a confronto?

Resta comunque il mio augurio a Johnny Rea perché si diverta e possa godere a pieno di quest'esperienza in MotoGP, anche se solo nei test per ora, tutto il resto sono chiacchiere da bar fatte da professionisti.

Baci,
UsuL.

P.S.: Si lo so, non ho citato Valentino Rossi, ma tant'è abituiamoci che si può parlare di Motociclismo anche senza parlare di Rossi.

lunedì 27 agosto 2012

Son contento, ma ...

Foto auto celebrativa
Almeno il casco nasconde la mia faccia da culo
Sono contento, perché nelle ultime settimane questo mio piccolo spazio di sfogo personalissimo, è diventato frequentato e attivo con svariate centinaia di visitatori, (il record ieri con 667 visualizzazioni), fioccano i commenti e le discussioni tra lettori e il mio pensiero viene letto e condiviso in internet da chi la pensa come me, e sto scoprendo che non siamo pochi.

Forse sono andato leggermente fuori dai paletti che mi ero prestabilito riguardo alle critiche, soprattutto con l'ultimo intervento su Fuorigiri, che ammetto di aver scritto in un momento di nervosismo, ma del quale sottoscrivo ogni singola parola detta.

A questo punto però mi chiedo quanto peso abbia la polemica nel numero di visualizzazioni.

Da che mondo è mondo, lo scandalo e il trambusto attirano molta più attenzione della pacatezza e della serenità, su questo non c'è dubbio, e la riprova la troviamo proprio in Fuorigiri, dove Bobbiese sembra assetato di scandali, pronto a scatenare polemiche, pur di creare movimento e interesse.

E riflettendo su quanto io odi questo modo di fare, non posso non soffermarmi a pensare che io, pur non volendolo, ho fatto lo stesso.

Il mio intervento è stato ripreso e rilanciato da chi era indignato come me, montando ulteriormente una polemica che, a onor del vero è stata cercata con il lumicino, anche se non da me, ma non era quello il risultato che volevo.

Non volevo una sterile polemica, condita da insulti a questo o quello, volevo esprimere il mio malessere nei confronti di un modo di fare giornalismo che ritengo indegno, un giornalismo basato sulla contrapposizione: o sei con Rossi o sei contro Rossi, o parli bene di lui in trasmissione o non ci vieni più, (vedi Lucchinelli), o ami la MotoGP o la Superbike e via dicendo.

Ducati, Rossi e qualsivoglia argomento REALMENTE motociclistico, non era nemmeno considerato nel mio intervento.

Constatavo solo la realtà: nel programma di approfondimento giornalistico sul motomondiale di Mediaset, si cercano le polemiche per movimentare l'interesse intorno ad un campionato che è solo il pallido ricordo dello spettacolo che è stato negli anni passati.

Questo tipo di giornalismo CI fa male, ci divide in opposte fazioni che a lungo andare arrivano, come oggi, ad odiarsi e per quale motivo?

Non siamo tutti motociclisti o comunque appassionati di motociclismo? Allora perché non rispettare le idee altrui? Il rispetto reciproco abbasserebbe di gran lunga i toni di tutti, troveremmo punti in cui siamo concordi, senza bisogno di insultarci vicendevolmente per sentirci superiori ed è per questo che io non perdo mai l'occasione di dire che non sono un giornalista, ma un semplice scribacchino con tanto tempo libero, che non sono un esperto di motociclismo, ma un semplice appassionato, che non sono nemmeno bravo come motociclista, ma semplicemente adoro andare in moto pur essendo un cancello più fermo di quello del Paradiso che sta lì dall'inizio dell'Universo stesso.


Se vi sentite "tifosi di Valentino", cercate di capire come si sentono i "tifosi della Ducati" e viceversa, ricordatevi che le colpe non sono MAI da un solo lato in un rapporto finito male come quello tra Rossi e Ducati, quindi una parte della colpa, (e adesso non state a sindacare sulle percentuali), è anche di chi tifate, sia esso il pilota o la casa costruttrice.

Ricordatevi che Mediaset vende un prodotto, se il prodotto che vi vende non è di vostro gradimento, si faranno in quattro per aggiustare l'offerta e venirvi incontro, se invece di alimentare le polemiche che loro innescano, gli ridessimo in faccia e gli dicessimo che non è questo che vogliamo dal motociclismo, probabilmente ci sarebbe una gestione diversa del tutto, tale da venire incontro alle esigenze di un pubblico più maturo che non vive il motociclismo semplicemente al grido di "Rossi bollito!" o "Ducati moto di merda!".

Baci,
UsuL.

domenica 26 agosto 2012

Fuorigiri? No Grazie!

Il Fantastico Trio di Fuori Giri
E' vero che non dovrei criticare visto che io non sono un giornalista, ma quando guardo "Fuorigiri" non riesco a non pensare che è proprio una vergogna definirla giornalismo, sia per il modo in cui è condotta, sia per i cosiddetti "opinionisti" che la popolano.

Ne approfitto per chiarire alcune cose su di me e su quello che penso di Rossi e del commento gara di Meda, visto che molti in privato mi hanno chiesto se li odio: la risposta è assolutamente no.

Valentino Rossi è il campione che tutti conosciamo, a mio personalissimo e fallace giudizio lo è ancora e lo sarà in futuro, anche se ovviamente gli anni si fanno sentire e non potrà essere il dominatore assoluto che abbiamo conosciuto in passato.

Guido Meda mi fa divertire, ma soprattutto riesce a rendere meno noiosa una MotoGP che se fosse commentata da molti altri suoi colleghi, diventerebbe ancora più noiosa di quello che già è.

Sulla questione Rossi-Ducati: l'ho detto fino allo svenimento che non c'è un colpevole, ci sono solo un pilota che non riesce ad adattarsi alla moto che ha, e un'azienda che non riesce a trovare la strada giusta per cambiare la sua moto senza doverla stravolgere in tutto e per tutto. Ne più ne meno quello che è già accaduto con Melandri in passato, con la differenza che nel caso di Marco non c'era ne la volontà ne la necessità di cambiare perché in mano a Stoner la moto vinceva. Sono sicuro che se in un mondo parallelo il team fosse stato Stoner-Rossi, i nostri giornalisti sarebbero implosi sotto la pressione di vedere la moto competitiva, ma con il "pilota sbagliato" e sono certo che avrebbero chiesto a gran voce di modificarla anche se vincente, solo per poterla rendere competitiva per Rossi.
Purtroppo per Melandri, lui non è importante e intoccabile come Rossi, quindi era colpa sua, era un pilota finito e doveva farsi curare quando diceva che la Ducati era inguidabile.

Già da questa premessa potete notare che il vero problema del matrimonio Rossi-Ducati, al di là dei risultati chiaramente inguardabili, è nel come i giornalisti montano il caso, spingono perché in Ducati qualcuno si suicidi ammettendo le sue colpe, beatificando al contempo San Valentino Patrono degli introiti pubblicitari.

Perché è tutta lì la questione, Rossi merdesimo (come direbbe DesmoSkull), significa una sola cosa: meno spettatori, quindi meno soldi degli sponsor che pagano in base allo share televisivo.

Ecco quindi che la famosa "guerra" tra chi supporta Ducati e chi supporta Rossi, viene montata a dismisura dalla chiave di lettura che il giornalismo fatto di sponsor ci propone, e noi come beoti, dal cuore rosso o giallo, seguiamo quella traccia che loro hanno dato da seguire: chi insultando Rossi e chi insultando la Ducati, perché l'importante è che la gente ne parli di questa MotoGP, che guardi trasmissioni al limite del grottesco come Fuorigiri, che ascolti opinionisti che le sparano più grosse di un ubriaco al bar sport, il tutto per dare ulteriori cartucce ad entrambi gli schieramenti.

Oggi Cereghini ricordando il WDW, si chiede se al GP di Misano Rossi sarà contestato come allora da tifosi Ducati che lui definisce "cretini".

Caro Signor Cereghini, non ci conosciamo, ma io al WDW c'ero e credo che lei abbia vissuto un'esperienza traumatica in quell'occasione: venuto per decantare e promuovere il suo ultimo libro, si è presentato sul palco  montato nella tenda riservata ai club Ducati, (notoriamente lo spazio meno "amico" di Rossi), per poi parlare ogni volta che ha potuto del sorpasso Rossi-Stoner a Laguna Seca 2008, si aspettava decine di fan scatenati e osannanti? E' stato sostanzialmente ignorato se non contestato da chi in quel 2008 tifava Ducati, e ancora oggi il suo orgoglio ne soffre, lo capisco, ma usare la televisione per sfogare le sue frustrazioni non è giusto.

Non sono uno di quei, pochi ad onor del vero, tifosi che hanno fischiato Rossi al WDW, non l'ho fatto per rispetto verso l'uomo, non per stima nei confronti del pilota, ma oggi me ne pento, perché se tutti i ducatisti devono passare per ingrati o peggio "cretini" per aver osato fischiare un Rossi che voi cosiddetti giornalisti continuate a beatificare, allora sarebbe stato meglio essere tra quei pochi fischi: avrei avuto almeno un motivo per essere definito "cretino".

Essere un tifoso Ducati merita lo stesso identico rispetto che va riconosciuto a chi tifa Valentino Rossi, ma gli insulti e le battute al vetriolo di quest'ultimi nei confronti della Ducati non vengono bollate come comportamenti di "cretini": chi tifa Rossi è intoccabile e ha ragione a prescindere.

Pensate che l'impunità di chi tifa Rossi sia giusta perché "appoggiata" dai cosiddetti giornalisti di Mediaset? No miei cari amici di giallo vestiti: i vostri insulti sono giustificati dal fatto che siete più numerosi e quindi meglio tenersi stretti tutti i tifosi di Rossi piuttosto che essere obbiettivi e portare un po' di pace tra le contrapposte fazioni: si perderebbero più potenziali clienti agli sponsor scontentando i tifosi da stadio che poco hanno a che fare con il motociclismo. Vi stanno usando, stanno sfruttando il vostro giustificato e sacrosanto diritto di tifare Rossi, solo per i propri sponsor, sono certo che molti di quelli che sentite beatificare il funambolo di Tavullia, a telecamere spente direbbero cose che vi farebbero accapponare la pelle.

E' tutta una questione economica: si fanno gli interessi della maggioranza a discapito della minoranza.

Del resto pensateci: dopo gara del Quatar Lucchinelli si permette di dire che Rossi non può, a parità di moto, andare tanto quanto va Hayden. Risultato: Lucchinelli non sarà più ospite di Fuorigiri per metà stagione. Questo dovrebbe farvi capire quanto le voci di dissenso siano bandite dagli studi di Fuorigiri: Rossi Santo Subito, tutto il resto è censura.

Per questo motivo, nel mio piccolo, attuerò l'unica forma di protesta possibile: boicotterò i prodotti sponsor di Fuorigiri ed esorterò a non comprare i prodotti dello sponsor che paga lo stipendio a personaggi come Bobbiese e Cereghini e spero che altri Ducatisti come me, smettendo di limitarsi a insultarli, (cosa tanto inutile quanto controproducente), prendano esempio e dichiarino chiaramente che non compreranno mai e anzi sconsiglieranno a tutti di comprare i loro prodotti.

Vedremo se in questo modo potremo ottenere un minimo di imparzialità da parte di Mediaset, visto che Ducati sembra non avere un management sufficientemente deciso e risoluto da arginare questa situazione indecente.

Baci,
UsuL.

giovedì 23 agosto 2012

Stoner salterà la gara di Brnò

La caviglia di Stoner
come appariva dopo il GP di Indianapolis

Ho appena letto su Twitter la dichiarazione ufficiale del Team Honda Repsol:


Repsol Honda Team ‏@HRC_MotoGP
News: Casey will return to Australia tonight to have surgery on his damaged ankle. At this moment the recovery period is not known.
(Trad.: Casey tornerà questa notte in Australia per sottoporsi ad un intervento chirurgico alla caviglia. Al momento non si conoscono i tempi di recupero.)

Quindi Stoner, dopo la gara corsa nel dolore a Indianapolis e presumibilmente su consiglio dello staff medico, rinuncia al GP di Brnò e probabilmente anche al titolo mondiale, per tornare in Australia e operare la caviglia infortunatasi nella caduta del GP americano della scorsa settimana, come detto nel comunicato: i tempi di recupero dall'intervento non si conoscono ancora, quindi dovremo aspettare la prossima settimana per sapere se Stoner sarà in griglia già dal GP di Misano o se dovrà saltare anche quello.

Non posso che augurare, nel mio piccolo, una pronta guarigione al pilota australiano, sperando che torni al Mugello per garantire quello spettacolo che, con lui infortunato a Indianapolis è mancato totalmente.

In bocca al lupo!

Baci,

UsuL

Aspettando Brnò e Mosca

Oggi non ho voglia di scrivere, quindi mi prendo un giorno di ferie, tanto non mi paga nessuno quindi non cambia nulla!

Da domani inizia il week end delle gare, perché tra MotoGP e Superbike, saremo tutti impegnati su due fronti: io mi sto già organizzando per vedere la superpole su La7 in televisione, mentre con un occhio guarderò le prove della MotoGP via streaming sul sito Mediaset, (sempre che le trasmettano in streaming), avremmo potuto tranquillamente vederle consecutivamente, ma La7 ha deciso inspiegabilmente di trasmettere la superpole in differita di un'ora, andando così ad accavallarsi alle prove della GP, come suicidarsi dal punto di vista dello share televisivo, complimenti.

Vi lascio comunque un video dal quale prendere uno spunto di riflessione, se avete voglia di riflettere sotto questo sole: il commento di Giovanni Di Pillo alla gara di Indianapolis.

Personalmente condivido il 99% di quello che ha detto il buon vecchio Giò, solo la questione asfalto/cadute non condivido: avrei preferito un'analisi più critica sul sacrificio dei tanto sbandierati standard di sicurezza, in cambio della possibilità di correre negli States!

Buona visione!

Baci,

UsuL


mercoledì 22 agosto 2012

L'informazione a senso unico è morta

Italia ... UNO!
Quello dell'informazione a senso unico, dove ci sono televisioni, radio e giornali che danno le notizie e il pubblico che le assorbe e basta, è un concetto in evoluzione, come tutto quello che riguarda l'uomo, e l'evoluzione che questa ha avuto negli ultimi dieci anni è stata quella di una sempre maggiore integrazione con la rete internet che però è per sua stessa definizione interattiva, che rende cioè tutti parte del processo informativo.

Lasciando perdere le dinamiche e le conseguenze di questa evoluzione nel mondo dell'informazione "seria", dell'attualità, della politica etc etc, questo modello di nuovo concepimento del giornalismo si sta applicando in modo selvaggio e spesso brutale, anche nel nostro piccolo mondo dello sport motociclistico.

Per certi versi io ne sono un esempio: pur essendo un semplicissimo appassionato, senza tesserino da giornalista e senza velleità di agire come uno di loro, ho comunque uno spazio in cui parlo, commento e riporto notizie, approfondendole, dando spunti di lettura e di interpretazione diversi, con un mio "pubblico" che nel corso dei mesi si è evoluto da amici e parenti, per arrivare a toccare chi non mi conosce anche nella vita di tutti i giorni, ma mi legge qui e basta.

Nei giorni scorsi ho letto discussioni infinite e insulti vari e variegati in diversi spazi internet, da twitter a facebook, indirizzati ai giornalisti di Mediaset, così ho deciso di ragionarci sopra, andare oltre l'insulto fine a se stesso, cercando di farmi un'idea sul perché si arriva a questi livelli.

Fermo restando la condanna alla maleducazione e la pochezza di spirito di chi, dietro ad un monitor, si permette di dire a chi lavora, (che sia o meno un buon lavoro), che "fa cagare", credo che ci sia qualcosa da capire da situazioni del genere, ci sia un filo conduttore dietro i continui attacchi, o i malumori che segnano sempre di più i commenti in rete degli appassionati: la mancanza di coinvolgimento.

Giusto per farvi un esempio concreto: sono appena finite le Olimpiadi di Londra, per la prima volta sono state seguite dall'emittente satellitare SKY, ma in quell'azienda hanno le idee chiare su come dev'essere l'informazione sportiva del presente, la sua interattività e il coinvolgimento del proprio pubblico in quello che da semplice commento a senso unico, diventa un'esperienza in qualche modo "corale" del vivere un evento sportivo minuto per minuto, non più "PER" i telespettatori, ma "CON" i telespettatori. Ed è per questo che per tutta la durata delle Olimpiadi, SKY ha offerto un servizio di aggiornamento continuo degli eventi e dei risultati anche su Twitter, in modo professionale e accurato, usandolo anche come mezzo per veicolare l'attenzione: in ogni messaggio, oltre al richiamo allo sport trattato nel messaggio e alla notizia in pillole, aggiungevano anche il canale del decoder dove poter vedere in diretta quello di cui parlavano.
Ma non è tutto: sul loro account twitter, oltre a lanciare tutte le notizie in pillole, rilanciavano anche i messaggi degli utenti comuni che seguivano il fluire delle notizie o l'evento sportivo in televisione, dando così la sensazione di essere partecipi all'evento, diventando essi stessi una notizia, o un commentatore per qualche secondo della propria vita.


Questo è quello che sta diventando l'informazione sportiva in internet: gli articoli o i commenti agli eventi, non sono più un flusso di idee e interpretazioni che ci colpisce e basta: diventano solo uno spunto per essere concordi o meno, per intavolare discussioni tra utenti che la vedono in quel modo e utenti che invece interpretano i fatti in modo diametralmente opposto, con buona pace per quei giornalisti che ancora pensano di essere dei maestri di sport, che dall'alto spiegano a noi gente comune come dobbiamo interpretare i fatti.

Nel caso della MotoGP, e più precisamente di Mediaset che la trasmette, questa interazione in pratica è nulla. L'unico esempio simile ad un'interazione sono i commenti del pubblico nella pagina del sito Sportmediaset.it, dove trasmettono le immagini delle prove libere e dei warm up, ma quei commenti sono riservati a chi si registra nel sito e soprattutto sono censurati preventivamente prima di essere resi pubblici. Avete capito bene, sono controllati, selezionati e poi pubblicati, nel malaugurato caso che il commento sia "scomodo", questo non appare a video, quindi non viene letto dai commentatori e non ha possibilità ne di visibilità ne tanto meno di replica. Lo so perché ho provato io stesso: sono stato "letto in diretta" più di una volta, così come ho visto sparire nel nulla, anzi, non comparire affatto, alcuni miei commenti probabilmente ritenuti scomodi o da non rilanciare, come quando, in occasione del GP di Indianapolis, ho chiesto se non fosse il caso di smettere di parlare di fanta-motociclismo, tra mercato e ipotesi di mercato per il 2013 e concentrarsi sul campionato e sulla gara attuali. Questo commento non è mai apparso, eppure non era ne offensivo, ne tanto meno inutile come "Cosa sono quelle lucette sulla tuta di Vale" che puntualmente qualcuno spedisce, ma che viene sempre approvato e rilanciato a tutti da chi si occupa di "selezionarli".

Una società come Mediaset, che ha rivoluzionato, nel bene o nel male, la televisione italiana, dovrebbe essere più che mai sensibile ai cambiamenti della televisione stessa e, così come è stata protagonista della nascita della seconda generazione della TV, dopo i decenni di monolitica presenza della RAI, dovrebbe essere pronta anche a questa terza generazione della TV: quella in cui i telespettatori diventano parte della notizia, partecipi in tutto e per tutto anche se solo pochi per volta, tutti con la speranza e la volontà di entrare a far parte della notizia, dando spunti di interpretazione personali che magari possano anche arricchire l'offerta dell'azienda.

I metodi e i modi per creare questa interattività ci sono e credetemi che non sarebbero un bene solo per noi utenti, ma lo sarebbero anche per loro, che così potrebbero gestire la cosa, invece di ignorare il fenomeno subendo così le reazioni di chi dal basso vuol farsi sentire e si sa che quando si viene ignorati, si tende ad alzare la voce, ma in un mondo come quello di internet dove non c'è volume, l'unico modo di farsi sentire è insultare, cercando di coinvolgere in quegli insulti tante più persone che si può.

Io la mia idea su cosa si può fare per creare un rapporto di fiducia reciproca e di coinvolgimento in prima persona tra i tanto criticati commentatori di Mediaset e il loro pubblico ce l'ho, vedremo se nei prossimi mesi ci arriveranno anche loro alle mie conclusioni e soprattutto se avranno intenzione di impegnarsi e come.

Baci,
UsuL

martedì 21 agosto 2012

Surfin' Ben

Ben Spies
mentre fa surf sulla sua M1 a Laguna Seca

(Credit zigwheels.com)
Cercando di sopravvivere al caldo opprimente di questi ultimi giorni di Agosto, stavo leggendo un interessante articolo su Asphalt & Rubber, (che ho già citato in un altro post), chiedendomi perché un'intervista del genere è stata sostanzialmente ignorata dalla stampa italiana, pur essendo così dura e dai toni quasi rassegnati di un pilota che sicuramente è, o avrebbe dovuto essere, un protagonista di questo mondiale: Ben Spies.

I teorici del complotto Mediasettico probabilmente direbbero che si tratta di una strategia del silenzio "imposta" dal clan di Rossi per non gettare fango sul team che tanto gli ha fatto vincere e che l'anno prossimo lo accoglierà di nuovo dopo l'esperienza Ducati, ma penso più semplicemente che la cosa sia passata sostanzialmente inosservata per una serie di motivi molto più terra terra: Ben non è un pilota "immagine" e soprattutto non è italiano.

Ben Spies, dopo l'ultimo Gran Premio di Indianapolis, si è in un certo senso sfogato, o meglio ha candidamente rivelato certi retroscena di questa infausta stagione, raccontando ai giornalisti un episodio che se fosse stato vissuto da un qualsiasi nostro pilota avrebbe creato uno scandalo peggio del Watergate.

Dopo il GP del Mugello, Spies viene avvicinato da un non meglio precisato "alto funzionario" di Yamaha che senza tanti giri di parole gli dice "MI È STATO DETTO DA QUALCUNO IN YAMAHA CHE SE NON AVESSI CORSO AL 100% A LAGUNA NON AVREI DOVUTO NEMMENO ANDARCI".

In questo anno e mezzo di tribolazione rosso-gialla, i nostri giornalisti ci hanno raccontato quanto sia difficile e delicato gareggiare con un prototipo su due ruote, come piccoli cambiamenti dell'assetto rendono la moto più o meno pericolosa, quanto una scuderia deve a tutti i costi fornire una moto competitiva, seguendo pedissequamente le indicazioni del suo pilota, non solo per una questione di risultati, ma anche e soprattutto per garantire la massima sicurezza al pilota stesso che in tal modo può veramente dare il massimo per ottenere un risultato: sono oramai passate alla storia le domande a fine gara di Beltramo, Bobbiese e Porta a Valentino Rossi su cosa non ha funzionato, sempre e comunque con la stessa risposta "Non sento l'anteriore e così non mi fido a guidarla al limite". Noi tutti, me compreso, al di là delle comprensibili differenze d'opinione, capiamo che se un pilota non si fida della moto al 100%, è ovvio che non prova ad ammazzarsi per togliere due decimi di secondo al giro.

Purtroppo con quella frase, caduta come un macigno sulla testa di Ben, la Yamaha ha dimostrato a tutti che le grandi case giapponesi non sono accondiscendenti come Ducati con Rossi: dai il massimo o stai a casa.

Nel malaugurato caso che non conosciate bene la storia della stagione di Spies, ma che al contrario abbiate sentito solo la campana Mediasettica di un ex pilota Superbike schiacciato dalla pressione psicologica della professionalità MotoGP, Ben riassume in poche parole il perché di tanti risultati scadenti, pur in sella alla moto presumibilmente gemella di quella del leader del Campionato: Jorge Lorenzo.

Parte la sua analisi dalla prima gara, il Quatar, dove dopo una caduta in prova, la Yamaha rattoppa la stessa moto e la prepara apparentemente lucida e perfetta per la gara, salvo poi scoprire che nella precedente caduta si era lesionato il telaio, con conseguente prestazione scandalosa in gara, (il distacco dal suo compagno di squadra e vincitore della gara sfiorava il minuto). Vi immaginate cosa direbbero Bobbiese, Lucchinelli e Cereghini a Fuorigiri se Rossi dicesse "Si beh, ho avuto problemi con la moto: dopo la caduta in prova si è lesionato il telaio, ma in Ducati non se ne sono accorti e me l'hanno dato da correrci sopra anche per la gara"?

Sia ad Assen che a Silverstone, le sue gomme l'hanno completamente tradito e nel caso non lo sapeste, i pezzi di pneumatico non si sono staccati solo dalla gomma di Rossi, come sembrava all'inizio, ma anche dalla sua e per ben due gran premi consecutivi! Fosse successo ad un nostro pilota, in Mediaset avrebbero chiesto la testa del Direttore Generale della Bridgestone.

Arrivato in America, nelle due gare "di casa", con la spada di Damocle sulla testa di quel aut aut del Mugello, Ben affronta la prima: Laguna Seca. Mentre percorre il famoso cavatappi, la chicane più ripida e paurosa di tutto il Campionato, si tronca di netto il telaio posteriore e Ben vola a terra in discesa, per fortuna la caduta non ha conseguenze, ma avete mai visto il telaio posteriore di una MotoGP schiantare all'improvviso in gara? Ancora una volta, non oso immaginare quale infinita polemica sarebbe nata sui nostri giornali e teleschermi, se la Ducati di Rossi avesse avuto lo stesso problema strutturale, me lo vedo Cereghini che ribadisce "Moto di merda e il fatto che si rompa ne è la prova!"

Dopo l'incredibile e inspiegabile rottura di Laguna Seca, il buon Ben si presenta a Indianapolis, sempre intenzionato a dare il 100% e dimostrare che non si meritava quel richiamo, ma come era successo in Quatar, cade in prova, come tanti altri, ma le conseguenze fisiche sono meno gravi rispetto ad altri piloti più sfortunati di lui, quindi domenica è in sella, parte come un missile, prende la testa della gara, sembra che possa fare un bel GP per una volta, poi dopo due giri viene ripreso e superato da Pedrosa, dopo sei giri il motore esplode: indovinate un po' che motore aveva? Esatto! Quello che montava la moto caduta in prova.
Anche in questo caso gli opinionisti di lungo corso avrebbero messo in croce e fustigato Ducati per non aver pensato che dopo una caduta violenta come la sua, il motore doveva essere cambiato per sicurezza, sempre se fosse successo a Rossi.

Così ci ritroviamo con un Ben Spies così rassegnato da dichiarare: "Ora andiamo a Brno e mi chiedo cosa succederà ancora", non "Se succederà", ma "Cosa succederà", come se in ogni caso qualcosa accadrà.

Ora mi chiedo e dico: capisco che Spies è un pilota americano, che è un bel ragazzotto, ma comunque è molto schivo e riservato, quindi non è un personaggio televisivo di casa nostra come Rossi, ma non sarebbe forse il caso per i nostri giornalisti, di andare a bussare al retro box della Yamaha per chiedere spiegazioni? Se non altro perché quella moto avrà il 46 l'anno prossimo. Siamo sicuri che non subirà lo stesso trattamento anche il Funambolo di Tavullia?
Ma soprattutto: perché non chiedere in modo gentile e delicato come un martello pneumatico, se la moto di Spies è veramente come quella di Lorenzo? Non sarà che Yamaha su quella seconda moto sperimenta componenti e assetti così estremi da stracciare le gomme come ad Assen e Silverstone, e che essendo semplicemente una moto laboratorio, non si degnino nemmeno di usare la seconda moto non incidentata in caso di caduta nei giorni di prove?


Non so cosa ne pensino i nostri giornalisti, quelli veri non quelli da salotto come me, ma io un terzo grado a quelli di Yamaha lo farei.

Baci,
UsuL

P.S.: Per chi volesse approfondire, vi lascio un paio di link utili:

Intervista originale di Ben Spies ad Asphalt & Rubber (in Inglese)

Intervista originale di Ben Spies ad Asphalt & Rubber (tradotta in Italiano)

Articolo che riporta e commenta l'intervista su Motociclismo.it