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lunedì 25 giugno 2012

Confessioni di un Ducatista confuso

L'interno del tendone "DOC" chiamato anonimamente
"International Village"
Dopo i quattro giorni di delirio rosso che i comuni mortali chiamano WDW2012, torno a scrivere nel mio blog che, oramai da qualche settimana, rimaneva muto e immobile a causa di problemi personali.


Siamo di nuovo nella nostra casetta tra le montagne del Trentino, finalmente respiriamo un po' d'aria fresca di montagna dopo quattro giorni di caldo torrido alla stregua del clima desertico del Sahara, che ci ha avvolti per tutti e quattro i giorni spesi nella riviera romagnola.


Questo per me era il terzo World Ducati Week, sulla carta il migliore di tutti, sulla carta il più spettacolare di sempre, sulla carta il più numeroso e partecipato, sulla carta però.


Gli ingredienti fondamentali per il successo di un raduno come quello organizzato da Ducati sono moltissimi ed è indubbio che non sia facile realizzare e coordinare un evento di queste dimensioni, ma l'ingrediente principale sono i ducatisti stessi e le loro moto, forse è questo che hanno dimenticato in Ducati: troppo concentrati su quello che sarebbe dovuto apparire all'esterno della manifestazione per capire quanto all'interno non funzionava. Questo WDW, tanto per capirci, è come una pizza con tanti ingredienti, ognuno dei quali buonissimo e fresco, ma che il pizzaiolo di Borgo Panigale ha amalgamato senza tanto pensare al risultato finale, a come i sapori di ogni ingrediente si sarebbero legati o meglio scontrati l'un contro l'altro, tralasciando di curare l'impasto della base: i ducatisti, generando quindi una pizza con tanti splendidi ingredienti, ma che nulla avevano a che fare l'un con l'altro e con una pasta troppo secca e mal lievitata.


Il WDW è prima di tutto il raduno mondiale dei possessori e amanti di Ducati, la scelta di organizzare tutti gli eventi principali all'esterno del circuito è stato a mio avviso una scelta fatta per "estendere" la partecipazione e la visibilità anche a chi non partecipava al raduno, ma allo stesso tempo ha svilito il valore di chi ha speso non pochi soldi per il biglietto del raduno stesso, spostando all'esterno, aperto a chi non aveva pagato nulla, momenti importanti e spettacolari come lo spettacolo con i piloti sul palco principale, atteso un po' da tutti come momento più importante del raduno stesso, spostandolo dall'interno del raduno alla piazza di Riccione, in mezzo ai maxi schermi dei bar che trasmettevano una partita degli europei di calcio che, pur essendo tra due squadre straniere, rubava l'attenzione e gli sguardi di molti dei partecipanti.


E proprio sul palco d'onore di Riccione, di fronte a migliaia di persone, (molte delle quali non facenti parte del raduno stesso), l'Amministratore Delegato di Ducati Gabriele Del Torchio, elogiava con parole importanti come "spina dorsale della Ducati" quei Club che però ha cercato di cancellare dal raduno.
E' forse un caso che il Dott. Del Torchio non abbia mai una sola volta chiamato i club con il loro nome: D.O.C.?
Se i club sono veramente la spina dorsale della Ducati, perché quest'anno sono spariti tutti i riferimenti alla loro esistenza dal WDW? Nelle scorse edizioni i DOC avevano il loro tendone di ritrovo, con all'interno tutti gli stendardi e i loghi di tutti i club del mondo, quest'anno il tendone c'era, ma senza riferimenti specifici ai club, senza stendardi, senza nulla che facesse sentire i soci in un'area che fosse realmente dedicata a loro.



Ecco quindi che Ducati, organizzando questo WDW che più di un raduno di Ducatisti, mi è sembrato forse un po' troppo una vetrina d'immagine per l'azienda in cui i partecipanti erano loro malgrado uno strumento di marketing più che altro, ha obbligato quella sua "spina dorsale" ha organizzarsi da sola momenti di ritrovo e di festa al di fuori del circuito e in posti diversi da quelli "previsti" dall'organizzazione, come la cena dedicata ai club, ma organizzata dal club DOC Borgo Panigale, o le serate dedicate a tutti al Dolce Vita, ma voluto e realizzato dal DOC Frosinone, che guarda caso sono stati i momenti di aggregazione tra ducatisti più belli e sentiti da tutti quelli che vi hanno partecipato.


Da qui nasce quel mio sentirmi un "Ducatista confuso", poiché non mi sembra giusto che mi sia sentito più Ducatista laddove l'organizzazione Ducati non era presente, piuttosto che dove la casa madre era l'artefice del momento: sono ducatista o clubbista?
Sento che c'è una sempre più marcata differenza tra l'essere parte dei club Ducati e l'essere un proprietario e appassionato di Ducati.
Questo mi confonde e rattrista, anche perché so che basterebbe molto poco per riconciliare queste due facce della stessa medaglia, con una gestione diversa dei club, con una maggiore attenzione alla convivenza tra soci dei DOC e vertici aziendali, con un lavoro mirato a trovare una soluzione che accontenti i club, ma anche il marketing aziendale.
Non è facile, lo so bene, ma è possibile, con le persone giuste, con la volontà di fare un bel lavoro, con una diversa attenzione alle dinamiche tra club e azienda, tutto questo si potrebbe fare e sarebbe sicuramente più redditizio per Ducati, sia da un punto di vista dell'immagine che da quello economico di conseguenza.
La silenziosa e, a quanto sembra, inarrestabile eliminazione del concetto di Desmo Owners Club che nemmeno tanto velatamente Ducati persegue oramai da qualche tempo è sbagliata: porterà solo ad una perdita di affetto al marchio, è la via più semplice per risolvere quello che appare un problema, quando non lo è.


Spero veramente che i vertici aziendali usino la stessa lungimiranza e impegno professionale che li ha portati a distinguersi sul mercato motociclistico, lanciando modelli che hanno spopolato letteralmente in tutto il mondo come la nuova Multistrada, la Panigale o la Diavel, per creare una gestione dei club interna al marchio di Borgo Panigale, che ne esalti le qualità e ne limiti le problematiche, dando chiarezza a come vuole porsi l'azienda nei confronti della caratteristica che molto più del telaio in traliccio, o del desmodromico, la distingue da marchi molto più importanti e popolari come Honda o Yamaha: i loro clienti più appassionati e fedeli, i loro soci ... "D.O.C.".


Baci,
UsuL

domenica 20 maggio 2012

Finalmente!

Vale verso il suo secondo posto, seguito da Stoner - (Fonte MotoGP.com)
Valentino Rossi ha completamente "ucciso" il week end di gare per tutti gli altri italiani impegnati in Francia: ha fatto una gara così bella come non se ne vedevano da almeno un paio d'anni, sia per lui che per la sua Rossa di Borgo Panigale.
E l'ha fatto in una giornata di lutto per le terre nelle quali Ducati è nata e vissuta, nelle quali tutt'ora è fonte di orgoglio e di lavoro per gli uomini che la progettano e la costruiscono.

Onore al merito del Funambolo di Tavullia che oggi ha dimostrato a tutti di avere ancora la voglia di correre, la voglia di arrivare al limite, di spingere la sua moto oltre quel limite e perché no? Di rubare la scena al suo vecchio compagno di squadra che ha corso una gara incredibile, dimostrando una superiorità tecnica e di carattere che non a caso ricordava quella dello Stoner nella miglior forma: prendendo il comando da subito, spingendo sul bagnato come nessuno aveva coraggio di fare, senza strafare, stando sempre uno scalino sopra a tutti gli altri, ma tutto questo non è bastato: il vero protagonista è Valentino e il 99 vincente deve chinarsi al 46 secondo e staccato non di poco.

La sfida a suon di sorpassi e contro sorpassi con la coppia di piloti Yamaha Tech3 prima, il recupero su Stoner e la battaglia con quest'ultimo negli ultimi giri, hanno infiammato il pubblico, in pista come a casa, tenendo tutti con il fiato sospeso e nel mio caso non è un modo di dire, dovevo veramente ricordarmi di respirare ogni tanto. Questa è la MotoGP che voglio vedere, fatta dagli uomini non dalle prestazioni delle moto, dal carattere dei piloti e dalla loro voglia di arrivare davanti!

Tutto è stato a dir poco perfetto, almeno fino a Fuorigiri, quando un Bobbiese sempre più biondiccio con quello che mi sembra tanto un parrucchino di dubbia qualità, avendo a sua disposizione un collegamento in esclusiva in diretta con Dovizioso, pensa bene di iniziare con una "domanda" da premio Pulizer che suonava più o meno così: "Tu negli scorsi giorni hai detto che Valentino prende più soldi di te per i meriti del passato, ma che in realtà oggi non li vale, a quanto pare Rossi ti ha risposto subito in pista!".
Io capisco che il giornalista deve fare notizia, ma questo non è giornalismo: è spazzatura da "Chi", "Cioè" e altri giornaletti scandalistici di quart'ordine. Forse Bobbiese dimentica che quei piloti rischiano l'osso del collo ogni volta che scendono in pista, che siano gare o semplici test, che quei piloti vivono già in un ambiente duro e competitivo come pochi nello sport, che Dovizioso, anche se non è Valentino Rossi, è un pilota di serie A, uno di quelli che ogni domenica lotta nei primi cinque posti della classifica motociclistica più competitiva del mondo e lui cosa fa? Gli chiede se è cosciente del fatto che Valentino l'ha sverniciato e gli ha ricacciato in gola una critica più che comprensibile quando arriva da un altro pilota italiano che, come tanti prima di lui, non deve solo combattere con gli avversari in pista, ma anche con l'ombra sempre presente del campione indiscusso delle due ruote suo connazionale. Veramente c'è uno solo di voi che pensa che Valentino mentre sorpassava Dovizioso prima e Stoner poi, lo faceva pensando "Ecco, questo lo faccio per rispondere alla critica di Dovi!"?

Non mi stupirei se Dovizioso non sarà più così disponibile con i giornalisti Mediaset d'ora in avanti, perché è vero che per lui è tutta pubblicità e gli serve non poco, ma a tutto c'è un limite e non credo che la pubblicità valga il prezzo di certe domande e polemiche volte solo a umiliarlo pubblicamente per poter osannare ancor di più Valentino Rossi.

Vi prego: fermate Bobbiese.

Baci,
UsuL.

giovedì 17 maggio 2012

Accidenti a Max Biaggi

La monolitica casa su ruote di Valentino Rossi
Questa mattina, come sempre sorseggiando il primo di una lunga serie di caffè doppi, leggevo i messaggi notturni dei vari Brivio, Edwards e tutti quelli che mi sono perso dovendo dormire, quando mi sono imbattuto in uno di Max Biaggi: "Buongiorno gente. Per me è notte qui in California. Tutto ok ora provo a dormire. Che ne pensate della SBK su Italia 1?? Commentate.".


A parte quel commentate finale che ogni volta che lo rileggo lo faccio con la voce simil Hittler o in alternativa simil Frau Blucher di Frankenstein Jr., il suo tweet mi ha per un attimo "costretto" ad affrontare semi seriamente quello scenario: la Superbike su Italia1, e le relative conseguenze che questo implica, accidenti a lui.


Non voglio nemmeno trattare i discorsi triti e ritriti sui commentatori, le redazioni sportive e amenità varie, perché ne ho già parlato a sufficienza. Piuttosto stavo pensando a cosa concretamente cambierà per il campionato e per noi spettatori.


Italia1 è indubbiamente più attrezzata, professionale e con un bacino di spettatori molto più ampio rispetto a La7, quindi c'è da aspettarsi un'impennata di telespettatori che vedranno le gare e di conseguenza una maggiore diffusione della Superbike tra chi non è motociclista, ma gli piace guardare le gare.
Questo ha un primo aspetto positivo: l'aumento della visibilità coincide quasi sempre con un aumento del valore di uno sport per gli sponsor che investono in esso. Con maggiore appetibilità per le aziende che vogliano farsi riconoscere abbinando il loro logo a moto e piloti della SBK, aumenteranno anche le entrate dei team e di conseguenza spero che toglieranno l'assurda regola della "moto singola", adottata per limitare i costi, ma che per ora sta solo limitando il campionato: se a Monza ci fossero state le due moto, molto probabilmente non ci sarebbe stato il pasticcio dei piloti che non volevano partire: bastava prendere la seconda moto con l'assetto per il bagnato e si gareggiava.
Maggiore visibilità vuol dire anche che probabilmente un maggior numero di case produttrici che prendono parte al campionato in modo ufficiale, ora come ora le uniche moto "factory" ufficiali sono BMW e Aprilia se non erro, mentre Ducati, Kawasaki Suzuki e Honda sono affidate a team privati, con supporto delle case produttrici, ma comunque date in mano a privati.


A questo proposito non so quanto sia un bene che le case produttrici rientrino direttamente nel mondiale: si sa che quando c'è un team ufficiale, i team "satellite" hanno materiale "inferiore" a quello del team ufficiale per non impensierirlo agonisticamente, mentre quest'anno per esempio, Ducati fornisce le stesse moto a tutti i team impegnati in pista e lo spettacolo di conseguenza aumenta non poco con Guintolì, Smrz, Checa e Giugliano che hanno tutti un mezzo all'altezza di stare in cima alla classifica.
Siamo sicuri che avere i team impegnati direttamente sarà uno spettacolo migliore, o piuttosto non sarebbe il caso di avere una regola per cui i mezzi dello stesso produttore debbano essere uguali, senza differenze tra i team che corrono con la stessa moto, per favorire la competitività di tutti e quindi rendere più incerto il campionato? Non è forse questo uno dei punti dolenti della sorella maggiore, la MotoGP, dove i team ufficiali schiacciano tutto e tutti, con buona pace per lo spettacolo e tre piloti che corrono solitari gara dopo gara? Spero che chi di dovere mediterà su queste cose, so che non leggeranno mai il mio blog, ma la pulce nell'orecchio so come fargliela arrivare, non preoccupatevi.


C'è un altro aspetto che cambierà, forse subito dal 2013, ma di sicuro dal 2014: l'accesso della gente comune ai box/paddock.


Personalmente ho il mio spacciatore di "pass paddock" personale, è serio, professionale e sempre disponibile a mettermi al collo uno di quei bei pass grigi, nulla di speciale o elitario, ma comunque gratis. Una maggiore visibilità vorrà dire una maggiore richiesta da parte degli spettatori di poter entrare nei paddock, ora come ora chi ha il biglietto per vedere la gara, può comprare l'estensione ai paddock del biglietto stesso, non c'è nulla di difficile, basta pagare qualcosa in più e si può tranquillamente passeggiare nel retro box, incontrare i piloti, farsi fare un autografo o una foto con loro, ci sono quelli più o meno disponibili, quelli che si stanno facendo conoscere e quindi spendono più tempo con il pubblico come Giugliano e quelli che son fin troppo famosi e quindi non si fermano per nulla al mondo come Biaggi e Melandri, ma sta di fatto che, annusare l'aria che tira dietro le quinte, è una possibilità per chiunque voglia provare l'esperienza e se non si vuole spendere soldi c'è sempre l'open paddock del giovedì: non ci sono pass, biglietti o altro, i paddock sono aperti al pubblico senza limiti o pedaggi, i piloti passeggiano più o meno tranquillamente tra i tifosi e gli appassionati e puoi vedere giovani coppiette in cui lui sembra un bambino in un negozio di caramelle, mentre lei si guarda attorno annoiata, così come padri che portano i loro giovani figli a toccare con mano il mondo del motociclismo agonistico, a farsi firmare il capellino da questo o quel pilota, con la speranza del padre di vedere un giorno il figlio in pista come Valentino Rossi.


Tutto questo, mi sa tanto che finirà.


Forse resisteremo abbastanza se non ci sarà quel 46 giallo in pista, ma se dovesse arrivare, addio open paddock, addio pass, addio estensione del biglietto: flotte di invasati vestiti di giallo che non sanno manco mettere la prima su una moto invaderebbero i già angusti spazi dei retro box, picchetterebbero l'area circostante il motor home nero e monolitico del campione di Tavullia, renderebbero impossibile all'organizzazione aprire i cancelli, così com'è in MotoGP oggi.


Più sponsor, più soldi, più visibilità, implicano sempre una limitazione all'accesso del pubblico ai loro beniamini, non per cattiveria, ma perché non ci sarebbe lo spazio fisico per accoglierli in tutta sicurezza, per loro e per i piloti.


Devo ammettere quindi che ho la terribile sensazione che nei prossimi anni non potremo più respirare l'aria dei box anche se non siamo addetti del settore e questo, devo ammetterlo, mi rende un po' triste, ma come si suol dire: non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Se da un lato sono contento che la Superbike diventi più famosa tra il pubblico non strettamente motociclistico, dall'altro non posso non rammaricarmi di quello che la cosa comporterà quasi sicuramente.


L'unica speranza è che Valentino Rossi non corra in SBK, ma è sempre più flebile come speranza. Non che io abbia nulla contro la persona, intendiamoci, ma è lo stuolo di tifosi che si porterebbe dietro come personaggio a crearmi problemi.


Chi vivrà, vedrà. Ora è inutile fasciarsi la testa prima del necessario.


Baci,
UsuL

mercoledì 16 maggio 2012

Superbike vs MotoGP la guerra dei giornalisti

Italia ... UNO!
Dopo l'annuncio di SKY, arriva anche quello di Mediaset a riguardo dei diritti televisivi della MotoGP, quindi riassumendo: nel 2013 Mediaset si fa in due e si prende carico sia della MotoGP che della Superbike, mentre SKY subentra nella MotoGP dal 2014.


Questa è la cronaca "seria", mentre sul fronte della cronaca da bar, che come si nota dal titolo del mio blog è l'unica che posso permettermi di fare, la guerra a colpi di 140 caratteri su Twitter, è più calda che mai, con Misterhelmet da un lato e Guido Meda dall'altro.


Nel mezzo tante persone qualsiasi come me, che un po' leggono le stoccate da un lato e dall'altro, e un po' commentano o cercano di "inserirsi" nella contesa.


Alla fine della fiera si tratta solo di campanilismo in stile calcistico tra chi, come Meda è appassionato di MotoGP e chi come Misterhelmet è appassionato di Superbike?


Non credo: il punto è che, pur se ogni tanto ci casco anche io, noi persone comuni che viviamo le gara solo dalla televisione, non possiamo capire veramente il loro campanilismo, più che altro perché un conto è guardare le gare, un altro è l'essere lì in circuito, vivere interi week end in mezzo a team e piloti, fare serata con i tecnici a ridere e scherzare, diventa una grande famiglia allargata e per una persona come Meda, pensare che la azienda ha abbandonato la copertura mediatica di quella famiglia, pur capendone ovviamente i motivi, dev'essere una brutta sensazione.


Poi la voglia di punzecchiare e stuzzicare non manca nemmeno a me, devo essere sincero, del resto negli ultimi anni le stoccate alla Superbike in casa Mediaset non sono mancate e per chi ama il motociclismo in generale, non è facile guardare la MotoGP e sentire quelle battutine sulla Superbike, a prescindere dal fatto che la SBK sia effettivamente o meno inferiore alla GP.
E' ovvio che personaggi come Misterhelmet si "accaniscano" sulla redazione Mediaset che un anno fa crocifiggeva la Superbike e che da domani dovrà beatificarla, perché il lavoro è lavoro e di sicuro non potranno "sminuire" il giocattolo che hanno appena comprato.


Per tracciare una linea di confine in questo discorso che rischia di diventare un cerchio di "è vero che, ma ...", dico solo che al di là degli sfoghi più o meno giusti di alcuni, sarà interessante vedere nei prossimi giorni, come i giornalisti gestiranno una situazione che li vede protagonisti di quelle speculazioni, critiche e ipotesi che fino a qualche giorno fa erano loro a fare a proposito di Valentino Rossi e di cosa farà l'anno prossimo.


E' proprio vero: la vita è una ruota che gira.


Baci,
UsuL.

lunedì 14 maggio 2012

Superbike vs MotoGP la guerra dei tifosi

L'ultima gara di Superbike a Donnigton Park di ieri, ha riacceso prepotentemente le polemiche a distanza tra i supporter del campionato delle derivate dalla serie e quelli della classe regina, la MotoGP.


Lo spettacolo messo in scena dai cinque piloti che si sono dati battaglia e che hanno offerto due gare da infarto, unito forse anche alla notizia che Mediaset abbandona la trasmissione della MotoGP a favore della Superbike nel 2013, ha scatenato valanghe di messaggi on line tra i tifosi dei due campionati e l'attuale team di Mediaset per la MotoGP, in particolar modo Guido Meda e Paolo Beltramo, che si son trovati sommersi dai tweet, più o meno educati, di chi gli faceva notare che quelle di ieri sono le gare che vogliamo vedere, non la rincorsa a distanza misurata esclusivamente dal cronometro che loro si ritrovano a commentare per la MotoGP.


Devo essere sincero: questa "lotta" fratricida tra campionati di motociclismo non mi piace, mi ricorda troppo le dispute calcistiche, le tifoserie becere e ignoranti che sostengono questo o quel calciatore, piuttosto che questa o quella squadra, a prescindere dallo sport, a prescindere dall'impegno dei diretti interessati, solo per potersi scontrare, solo per poter dire "Ho ragione io!", e questo modo "a testa bassa" di tifare per la Superbike piuttosto che per la MotoGP o viceversa, nei messaggi di ieri era comune sia al normale tifoso/spettatore come me, sia però ai giornalisti sportivi che dovrebbero essere molto più obbiettivi di quello che ho visto.


Vi faccio un esempio, questa mattina leggendo gli "strascichi" di questa semi polemica, mi sono imbattuto su di un tweet di Alberto Porta: "Divertentissima Superbike. I "motoscontri" però sono figli di errori e di guida imprecisa...".
In due gare disputate ieri, ci sono stati tre episodi di rilievo classificabili come "motoscontri": la sportellata di Melandri a Biaggi, il tamponamento di Checa su Laverty e ovviamente il contestatissimo incidente tra Rea, Haslam e Melandri all'ultima curva prima del traguardo di gara due.
Una frase come quella scritta da Porta sotto intende che tutto il divertimento della Superbike erano i motoscontri, ma non è così, anzi direi che in una sola delle due gare i cinque protagonisti che si son dati battaglia per la vittoria, si sono sorpassati tra loro in modo del tutto regolare e privo di qualsiasi contatto, più volte di quante i protagonisti della MotoGP si sorpassano in un'intera stagione. Ed è questo il punto più contestato dagli appassionati, seppur moderati, come me: che in MotoGP lo spettacolo non è più dato dall'agonismo tra i piloti, ma dalle prestazioni cronometriche dei loro mezzi e chi ha il mezzo più evoluto e con l'assetto migliore vince.


Rispettare la professionalità e il talento dei piloti, di tutti i piloti, è un punto fermo per me: siano piloti MotoGP o Superbike, sono comunque professionisti con un talento che va molto al di là di quello che ogni comune motociclista può anche solo immaginare e quando parlo della MotoGP in relazione allo spettacolo offerto, di sicuro non mi permetto di criticare i piloti o i team, ma piuttosto voglio far notare come negli ultimi anni questo campionato sia lentamente, ma inesorabilmente scivolato nel tecnicismo così estremo dei mezzi, da appiattire completamente il ruolo del pilota, da mortificare totalmente lo spettacolo e chi, come Porta, critica ora una Superbike che fa scintille, dovrebbe ricordare quando qualche anno fa vedeva nella sportellata di Valentino Rossi a Sete Gibernau il sale della competizione, ma le sportellate non erano figlie di errori e guida imprecisa? Allora anche Vale sbagliò e guidò in modo impreciso, ah no, certi assiomi valgono solo per gli altri, come nel calcio: il rigore è sacrosanto se è a favore della tua squadra, ma anche un cieco avrebbe visto che non c'era contatto se è contro la tua squadra.


Al di là delle mie considerazioni personalissime riguardo a quale dei due campionati sia il più spettacolare, quello che proprio non riesco a sopportare è di leggere certe esternazioni di giornalisti a favore di una MotoGP solo cronometro e tecnicismo e contro una Superbike combattuta e vissuta giro dopo giro, che arrivano a sminuire, con le loro parole, le battaglie, le rimonte e i sorpassi, che sono molto simili alle stesse battaglie, rimonte e sorpassi che, fino a qualche anno fa, loro stessi commentavano come spettacolo puro!


A nulla è valso il messaggio di Valentino Rossi che candidamente ha esaltato la gara della Superbike, rammaricandosi che nella sua MotoGP uno spettacolo del genere non si vede più, la logica della difesa ad ogni costo del "proprio campionato" ha preso il sopravvento su tutto e così Meda e Beltramo continuano imperterriti a difendere spada tratta il campionato dei cronometristi.
Spero solo che entrambi l'anno prossimo non seguano l'azienda in Superbike, ma che restino al commento della MotoGP, perché vederli fare un altro dietro front e tornare ad esaltare l'agonismo in contrapposizione al tecnicismo, sarebbe troppo anche per me.



Baci,
UsuL.

domenica 13 maggio 2012

Domenica d'infarto

Melandri festeggia la prima vittoria BMW: la sua.
Che Domenica da infarto!


Penso innanzitutto all'odio che le consorti e le compagne proveranno per i loro uomini, imbullonati ai divani in una giornata motoristica tra le più impegnative, iniziata con gara1 della Superbike, continuata con il Gran Premio di Formula1 e subito dopo seguita da gara2 della SBK, mancava solo la MotoGP, ma forse è stato un bene così perché se non altro noi piccoli appassionati guardoni di Twitter, abbiamo potuto leggere tutti i messaggi di apprezzamento ai piloti Superbike da parte di tanti piloti e tecnici della "classe regina", tra cui il messaggio di Valentino Rossi che laconicamente dice: "Che razza di gara la Superbike!Che bagarre,bravi tutti,peccato per le BMW all'ultima curva. Purtroppo le nostre gare sono diventate molto più noiose.".


Ed è stata proprio una domenica da triplo infarto del miocardio per gli appassionati di motociclismo, sostenitori di qualsiasi marchio o pilota, perché lo spettacolo messo in pista da Melandri, Haslam, Biaggi, Rea e Sykes sia in gara1 che in gara2 è stato veramente incredibile: cinque piloti continuamente in bagarre, senza strategie, senza tattiche di squadra, solo tanta passione e agonismo.


Gara1 vede la prima vittoria della BMW nel mondiale Superbike con Marco Melandri, che coincide con la prima doppietta, visto che il buon Marco è seguito sul traguardo dal compagno di squadra Haslam, la gioia e l'entusiasmo per questo risultato hanno mandato alle stelle il morale, che all'ultima curva di gara2 è ridisceso alle stalle, quando nella battaglia per conquistare la vittoria, la BMW di Haslam viene toccata dalla Honda di Rea e cadendo, in perfetto stile bowling, stende anche la moto gemella del suo compagno di squadra Melandri e così il sogno della doppietta replicata in gara2 svanisce nel più rovinoso dei modi con le due moto della casa tedesca che rotolano nella sabbia all'esterno dell'ultima curva, dell'ultimo giro, di una gara vissuta curva dopo curva, senza certezze su chi fosse il migliore, senza guardare i rilevamenti cronometrici perché quando i piloti respirano direttamente i gas i scarico di chi li precede, non c'è cronometro che tenga, c'è solo la passione della corsa.


L'anno prossimo Mediaset trasmetterà la Superbike, mentre la MotoGP passerà a SKY, sono sicuro che dopo una domenica come questa, nell'azienda del biscione si stanno sfregando le mani, pensando a quanto spettacolo potranno offrire al loro pubblico, sopratutto in rapporto alle gare che ora trasmettono, che potrebbero far meritare a Ezpeleta, il patron della MotoGP, una laurea onoris causa come Anestesista specializzato.
Ora rimane da capire come si muoverà tutto il mercato del giornalismo sportivo: Guido Meda seguirà l'azienda nel nuovo campionato o seguirà il vecchio campionato nella nuova azienda?
E se Meda passerà a SKY per continuare a seguire la MotoGP, chi lo sostituirà ai microfoni di Mediaset? Che sia lecito sperare nel ritorno del "Grande Vecchio", Giovanni Di Pillo?

Di Valentino Rossi in Superbike non ne voglio nemmeno parlare, so che ci sono voci che lo vorrebbero nel team BMW Motorrad al posto di Melandri nel caso il funambolo di Tavullia si trasferisse di campionato, ma sinceramente ora come ora credo che sia molto, troppo presto per parlarne: cadrei anche io nella "trappola" del dare notizie "possibili" e nulla di più, ma se saprò qualcosa di più concreto ne parlerò.


Resta il fatto che oggi abbiamo vissuto una domenica che non ho problemi a definire il "Nirvana dell'agonismo motociclistico" e spero di viverne ancora molte così, senza misurare la prestazione di un duello in pista in base ai tempi sul giro, ma solo in base alle staccate, ai sorpassi e perché no, anche alle sportellate.


Baci,
UsuL.

mercoledì 9 maggio 2012

Capro Espiatorio?

Il ginocchio di Melandri "segnato" dalla parabolica di Monza
Stavo leggendo la notizia secondo cui la Infront, (la società che gestisce il campionato mondiale Superbike), non prenderà sanzioni dirette per Marco Melandri, reo di aver "ostacolato" l'avvio della seconda discussa manche a Monza, spegnendo il motore della sua BMW.
Comunque verrà escluso dalla "Commissione Sicurezza", che consiglia la direzione gara in fatto appunto di sicurezza per i piloti durante i week end di gara.

Non so a voi, ma a me sembra molto una presa di posizione "forte" con i deboli e "debole" con i forti da parte di Infront, che definisce Melandri "non più in grado di rappresentare il volere del'intera griglia di partenza".
Ma rappresentare il volere dell'intera griglia di partenza è quanto meno impossibile: si sapeva che i piloti inglesi, più abituati a situazioni critiche come quelle di domenica, avrebbero voluto correre, così come i piloti meno blasonati e con più voglia di competere a tutti i costi come l'ottimo Badovini o il giovane rampante di casa Althea Giuliano, avrebbero preso il via per dimostrarsi all'altezza e per giocare la carta delle condizioni particolari. La questione secondo me non è tanto "rappresentare il volere dell'intera griglia di partenza", quanto avere l'esperienza, la professionalità e la saggezza di comprendere quando in una determinata situazione è meglio rinunciare a gareggiare in favore della sicurezza.

Attenzione, qui arriva il vero punto focale della situazione per come la vedo io: correre in sicurezza.

A Monza infatti il problema non era la pista bagnata, ma il fatto che le gomme da bagnato non potessero reggere senza letteralmente distruggersi dopo pochissimi giri. Cerchiamo di capire quindi perché i piloti si sono trovati a dover decidere se partire o meno con gomme slick, (completamente lisce), in condizioni di pista umida e a tratti bagnata, piuttosto che partire con gomme da bagnato che dopo tre o quattro giri avrebbero letteralmente perso i pezzi.

Non è forse questo il problema vero?

La Pirelli ha spiegato che non c'erano gomme da bagnato abbastanza resistenti da poter sopravvivere ad un tracciato veloce come Monza, ma che al tempo stesso quello brianzolo è l'unico circuito dove questo problema si pone, quindi, pur sapendo di questa eventualità, non hanno prodotto una gomma da bagnato più resistente perché sarebbe stato l'unico circuito in cui utilizzarla e solo in caso di condizioni meteo molto particolari, guarda caso però esattamente quelle di domenica.

Quindi abbiamo "virtualmente" tre possibili imputati per una punizione:

1) Marco Melandri, che facendo quello che era chiamato a fare come commissione sicurezza, ha bloccato la partenza.

2) Pirelli, che pur sapendo che le loro gomme non erano adatte, non ha fatto nulla per cercare di porre un rimedio.

3) Infront, che sapendo dei gravi problemi di Pirelli, (il sabato era chiaro a tutti, anche a me che ero a bordo pista tra il pubblico), si è ostinata a spingere per lo svolgimento della gara. Con il risultato che alle prime due, e dico due, gocce di pioggia, la stessa è stata subito interrotta e annullata.

Indovinate un po' chi ne ha subito le conseguenze di questi tre? Non di certo la Infront che avrebbe dovuto recitare un mea culpa che avrebbe "leso la loro immagine", ma nemmeno Pirelli, il colosso dei pneumatici che investe milioni di euro nella SBK, ecco quindi che il cattivo è Melandri.

A questo punto mi chiedo sinceramente, da semplice osservatore esterno di questo meraviglioso mondo delle due ruote, se è il caso di avere una commissione sicurezza vera e non una commissione sicurezza che si comporti e decida come meglio crede la Direzione Gara, pena l'esclusione nel caso in cui questa non faccia quello che Infront vuole.

Se Pirelli avesse fornito pneumatici degni di girare a Monza in condizioni di semi asciutto o se Infront avesse avuto il coraggio di dire "con queste condizioni le gomme non reggono, meglio non rischiare", non ci sarebbe stato bisogno di un Melandri che spegne il motore in griglia e oggi non ci sarebbero tante discussioni, ma con il senno di poi son capaci tutti a dire la loro, me compreso, l'unico che ha preso una decisione immediata è stato Melandri e per questo ha pagato.

Baci,
UsuL.